La legge di Coturnix-Pirani

•17 ottobre 2013 • Lascia un commento

In Allegro ma non troppo, il suo più celebre saggio, lo storico Carlo Maria Cipolla enuncia le Leggi Fondamentali della Stupidità Umana, affermando che “Una persona stupida è chi, con le proprie azioni, causa un danno ad altri senza nel contempo ottenere alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita”. La società umana, ormai esule dai processi di selezione naturale che, in un mondo forse più giusto, dovrebbero portare all’eliminazione per inadeguatezza di siffatti individui, ci costringe al continuo confronto con la loro veneficità  intrinseca. Pur essendo quella degli stupidi la più pericolosa categoria di esseri viventi, il loro numero non è esprimibile e ciò causa una costante sottostima del loro reale potere nocivo: ogni giorno dunque milioni di uomini e donne lottano strenuamente per tentare di salvare il mondo da questi caotici missionari dell’entropia, il più delle volte con scarsi risultati.

Eppure la stupidità non è sempre innata e costante in un individuo; fu durante una limpida mattina dell’ A. D. 2013 che due studentesse della Pedemontan University of Forestry vennero folgorate dall’idea di un teorema di rara acutezza, destinato mettere in contatto i più disparati campi della scienza umanista e di quella vera. E. Coturnix e S. Pirani, prendendo in osservazione il comportamento di numerose coppie di esseri umani prima e dopo la scoperta della reciproca attrazione, notarono che anche singoli soggetti considerati in un primo tempo come mediamente in grado di elaborare pensieri complessi, se esposti a quella peculiare forma di energia, ancora per lo più ignota ma comunemente denominata A+ o Amr, tendevano a perdere la capacità di confrontarsi in maniera logica e razionale con i problemi più semplici. Tale processo (in qualche caso fortunatamente reversibile) non valeva solo per ogni soggetto separato, ma anche per la macroentità celebrale derivante dall’incontro spaziale e temporale dei due individui.  Affascinate dall’idea di aver scoperto l’unica relazione matematica in cui il valore assoluto di una somma risulta inferiore addirittura a quello di un suo singolo fattore, elaborarono dunque la formula:

legge di coturnix-pirani

Questa semplice disequazione è spiegata nel seguente enunciato:

La sommatoria dell’intelligenza ƩI di due soggetti innamorati Si è sempre minore o uguale al fattore d’intelligenza I di uno qualsiasi dei due soggetti Sn in condizioni normali (Pemotiva = K; T = 37°C; 0 m slm)”

Il Corollario di Santiago, d’altra parte, esprime il coefficiente del decremento intellettivo enunciando che “Il divario tra ƩI ed I è direttamente proporzionale al fattore d’intelligenza di base degli individui separati, e tende a 0 per livelli iniziali già bassi.”

È forse tutto ciò la crudele condanna di una Natura sogghignante che, decisa a ridimensionare la tracotanza del nostro intelletto, spinge ognuno di noi ad un degradante futuro di cuoricini e stucchevole stolidità?

Non lo sapremo mai. Vero è che, anche le più granitiche menti della specie sono prima o poi destinate a soggiacere alla Legge di Coturnix-Pirani, sperimentando sulla propria pelle le conseguenze delle oscure e ancestrali onde Amr. A quanto pare l’umanità è sempre riuscita a sopravvivere. Finora.

Ode al pullman numero 55

•25 novembre 2012 • 1 commento

O pubblico automezzo cittadino

che sulle pingui ruote te ne vai

accompagnando ogni mio mattino

tu o il ferrato simile, il tranvai,

forse non sai che l’ cuor per te si linque

o efficientissimo bus cinquantacinque.

 

Fuggon tosto il tempo ed i minuti

trascorsi al capolinea ad aspettare

e saltan bypass ai vecchi canuti

che s’infervorano a sacramentare.

Da biasimar è il guido, egli delinque

non tu, o fidato bus cinquantacinque.

 

Son conscia infatti qual arduo percorso

tu compia addì, mercati quartieri

nell’intasato centro più di un corso

a un ritmo che nemmanco i bersaglieri

reggerollo: eppur propinque

io sento le tue strida, cinquantacinque.

 

Poi giungi, ed alle orecchie mie confuse

quel caro cigolar di pneumo-porte

che s’apron stentamente o restan chiuse

è il dolceamaro canto della sorte:

ignoto che ti aspetti o quando arrivi,

ma salti sul cinquantacinque e vivi.

Nottunno

•4 ottobre 2012 • Lascia un commento

Neri gli abeti

rossi e bramiti

d’un cervo fra di essi;

ridono intanto

i carboni

e la faccia amaranto

di quattro ubriaconi.

Vinaccio scadente

ma belle canzoni,

si sente un’urgenza

di avere la pelle segnata

ma senza fretta;

passano sere

della stretta estate

e il coraggio di pochi:

passino come

i ceppi di faggio

in questi fuochi

senza limitazione.

 

[Tutto è molto stupendo e strano

che sembra un sogno segreto

oppure un brano dei Jethro Tull.]

Via dei Colli

•8 settembre 2012 • 1 commento

Sudore e siepi di ligustro

negli occhi, poco oltre,

bassi, palazzi nivei vittoriani

o quasi, e i tetti rossi

dell’abuso edilizio,

più lontani.

Un francobollo di piscina,

un campanile,

versicolori fulgidi

riflessi a benzina

su nastri nero vinile.

E poi la lacca lucida

delle correnti marine

che solo da quassù

vedi sciogliersi e intrecciarsi

repentine con moti diversi

nei tersi toni blu

dell’orizzonte tirrenico

e dietro la foschia

forse la Corsica.

È domenica mattina, molto presto:

mi osserva superiore

un lesto gatto macchiettato

più avvezzo all’odore

salso e disseccato

dell’entroterra.

Da uno spiazzo clandestino

è buffo come tutto paia

un tuffo nel nirvana

ma ai proprietari del villino

vista-baia impedimento

tra i Bagni Tropicana

e il vialetto di cemento

sotto casa.

Ciò che fa la differenza è la salita.

Arti e mestieri per il terzo millennio – Anticatore di indumenti

•8 agosto 2012 • Lascia un commento

Pensate ancora che l’abbigliamento ad effetto “usato” sia realizzato con processi chimici industriali, inflazionati e antiecologici? Jeans stone-washed? Pelle trattata? Scarpe anticate artificialmente? Ingenui. La nuova frontiera del consumo consapevole prevede abiti really worn, un vintage di filiera controllata e possibilmente a km 0 che rispetti allo stesso tempo le norme dello stile e quelle di un’economia più umana e sostenibile. Ne parliamo con il dottor Raphael, anticatore di indumenti nuovi.

Innanzi tutto ci tengo a precisare che il mio è un inusuale lavoro di concetto.

Precisi pure. E ci racconti perché.

La logoratura accurata di un capo richiede fantasia e senso pratico: dietro a quelli che sembrano banali segni del tempo c’è uno studio rigoroso. Questo è dimostrato dal fatto che ci sono voluti anni prima di capire che l’effetto più naturale si ottiene con la consunzione reale del prodotto e non con biechi stratagemmi da multinazionale.

Indubbiamente un passo avanti nel campo della moda.

La prego, non usi quella parola.

Quale, “indubbiamente”?

No, no, l’altra…

“Campo”? E perché…

Moda! Le mode sono un banale inserirsi nella logica del mercato, quando noi ce ne distacchiamo con posizioni controcorrente. Quello che proponiamo è piuttosto uno stile di pensiero, una way of life. Noi cerchiamo il processo che si adatti all’oggetto come plausibile background temporale e lo applichiamo seguendo criteri precisi in una logica di pura creazione del vissuto…capisce, non è moda, rasenta piuttosto l’arte.

Capisco…

E, le dirò, tutto quello che facciamo per l’arte lo facciamo a costo di frustranti sofferenze psicologiche.

Si spieghi meglio.

Immagini, affaticarsi per dare vita ad un indumento unico partendo da un inguardabile pezzo di fabbrica, regalargli un’anima e poi strapparselo di dosso perché altri godano del tepore di quel suo effetto vintage. Inoltre essere costretti per lavoro a farsi vedere in giro con indosso capi sempre nuovi, uno smacco insopportabile. Lei non immagina lontanamente la mia vergogna nel mettere piede fuori casa con un paio di Clark’s appena uscite dalla scatola. Per non dover fare il tragitto per strada con il gilet stirato di fresco ormai mi nutro solo più di sushi a domicilio.

Chi avrebbe immaginato tali difficoltà dietro ad un lavoro apparentemente piacevole? Ma conosciamolo meglio. Ci faccia un esempio di un processo di invecchiamento mirato sperimentato di recente.

Per consumare questa edizione limitata di denim che mi vede indosso io e i miei colleghi abbiamo compiuto un moto di translo-rotazione simmetrico orizzontale su un manto erboso biodinamico a pendenza variabile per poi completare il capo con una serie di realistiche macchie ottenute solo con le migliori sostanze organiche edibili, una selezione di carboidrati e proteine di prima qualità, fissando il tutto con un sapiente dosaggio di radiazioni naturali.

Scusi potrebbe spiegare il concetto in parole povere?

Ci siam rotolati giù da una collina e poi abbiamo fatto un pic nic al sole. E se lei acquistasse questo outfit sarebbe come se l’avessimo fatto al posto suo, tutto ad un costo relativamente circa più o meno popolare, ma il prezzo non conta. Capisce, è il futuro.

Masca, ‘na gata

•10 luglio 2012 • Lascia un commento

Nìola ‘d curage,

onge puntìe

fausèt-ed-lüna,

taja ‘l pasage

de le formìe.

Fija ‘d la Fortüna,

as gropa ai garèt,

a serchè companìa,

ma ai sta a lo stret

parei cora via.

Taca a sofiè

e gonfia la cùa,

reina d’l fum,

briva sul me

spirit ca perda

coma ‘n pintùn,

teròr ed laserda,

stopa chel veuid

cun na nata ‘d pèl

coulur ed la neuit.

Perdon’me, Nousgnor,

mi credü pà ai tö sacramènt,

ma a’t sciair ed sicùr

‘nti öi ed serpent

‘d na gata endiaoulà.

[Nuvola di coraggio, / le unghie appuntite / falcetti-di-luna, / taglia il passaggio / delle formiche. / Figlia della Fortuna, / si attacca alle caviglie / a cercare compagnia / ma le sta stretta / così corre via. / Inizia a soffiare / e gonfia la coda, / regina del fumo, / arrampicati sul mio / spirito che perde / come un pintone, / terrore della lucertola, / e chiudi quel vuoto / con un tappo di pelo / color della notte. / Perdonami, Signore, / non credo ai tuoi sacramenti / ma ti vedo di sicuro / negli occhi di serpente / di una gatta indiavolata.]

Arti e mestieri per il terzo millennio – App creator

•9 luglio 2012 • Lascia un commento

Il mondo è entrato nell’era dello smartphone. I telefoni “intelligenti”, tra le altre cose, sono i responsabili della fioritura di un mercato nuovo: quello delle cosiddette applicazioni. Ce ne parla Daniele, designer, lifestylist, app creator.

Cos’è quell’oggetto?

Quale?

Quell’oggetto che tieni in mano, quello con un antidiluviano display a due colori  e un numero di tasti decisamente sovradimensionato.

È un registratore vocale…

Un registratore vocale? E il walkman dove l’hai lasciato, a casa insieme al pallottoliere? È l’alba del 2013, le cose si fanno con uno strumento solo. E soprattutto si fanno touch…avanti, fuori il tablet.

Ehm, veramente ho solo questo…

Immagino che fosse stata una videointervista ti saresti portata la cinepresa a manovella.

Ma le vuoi queste domande o no?

Va bene, va bene…(a voce bassa) nonna.

Guarda che ti sento. Allora, spiega in breve ai lettori in che cosa consistono queste “app”.

Ahah, certo, “ai lettori”.

La vogliamo smettere?

Scusa. Beh un’applicazione è una sorta di programma immediato e di facile utilizzo per tutti, o quasi. Ahah. In ogni caso, si possono scaricare gratuitamente o ad un prezzo davvero modico per fare praticamente qualsiasi cosa con comodità dal proprio smartphone o tablet…sempre che se ne abbia uno. Vuoi conoscere il meteo istantaneo? C’è un’applicazione. Smistare gli appuntamenti? C’è un’altra applicazione. Essere aggiornato sulle ultime uscite al cinema? Applicazione. Registrare suoni ad una qualità superiore? C’è un’applicazione anche per questo.

Ironia spicciola a parte, grazie. E quali sono quelle che vanno di più?

Beh ci sono certamente questi semplici giochini con gli uccelletti e le angurie che hanno avuto un successo incredibile. Saresti stupita dalla quantità di persone che scaricano applicazioni, è un mercato in espansione.

Allora parlaci un po’ del tuo lavoro e di come si svolge.

Ah ecco. Beh…io lavoro con uno staff e, ehm…pensiamo a queste nuove interfacce con cui, insomma, facilitare la vita degli utenti tecnologici.

Tipo?

Prego?

Qualche esempio di interfaccia innovativa ideata da questo staff di creativi…

Ah, sì. Dunque beh…per esempio c’è questa proposta straordinaria di Ipen che in pratica è la riproduzione grafica di un tracciato di stilo o bic o matita o replay a scelta su un tipo di carta personalizzabile, ovviamente tutto touch.

Interessante. E che differenze ci sono rispetto ad una normale scrittura su carta?

Ovviamente che non c’è bisogno di una penna vera. E che l’icona è adorabile.

E si scrive bene?

No. Però costa solo 99 centesimi.

 
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